Incontro: Lo psicologo in una società sportiva (3 Ottobre 2026)
TesteDiSerie RedazioneLo psicologo in società sportiva: un aiuto per atleti, allenatori, famiglie e società
Quando si parla di sport, siamo abituati a pensare ad allenamenti, preparazione atletica, tecnica, risultati, classifiche. Insomma: tutto ciò che succede in campo.
Ma siamo davvero sicuri che una società sportiva finisca lì?
Dietro ogni atleta ci sono emozioni, aspettative, relazioni. Ci sono allenatori che devono gestire gruppi e responsabilità, genitori che accompagnano i ragazzi nel loro percorso e dirigenti chiamati a costruire un ambiente nel quale le persone possano crescere e, possibilmente, avere ancora voglia di tornare ad allenarsi il giorno dopo.
È proprio da qui che nasce il tema dell'incontro di oggi, 3 ottobre, a Brugherio: quale spazio può avere una figura di supporto psicologico all'interno di una società sportiva?
Lo psicologo serve a vincere di più?
Partiamo subito dalla domanda più "sportiva" possibile.
No, non esiste una bacchetta magica capace di trasformare automaticamente una squadra in una macchina da vittorie. E, soprattutto, non è questo il modo più interessante di guardare al ruolo dello psicologo nello sport.
Le evidenze raccolte per l'incontro mostrano un quadro molto più ampio: il supporto psicologico può intervenire sul clima della società, sulle relazioni, sulla motivazione, sulla gestione delle pressioni e sulle competenze individuali degli atleti. Una parte importante del lavoro passa inoltre dagli adulti che vivono quotidianamente lo sport insieme ai ragazzi: in particolare allenatori e genitori.
In altre parole, non parliamo semplicemente di qualcuno che arriva nello spogliatoio cinque minuti prima della partita per dire agli atleti di "credere in sé stessi". Cerchiamo di puntare a qualcosa di molto più strutturato.
Perché parlarne proprio nelle società sportive?
C'è un dato che dovrebbe interessare chiunque si occupi di sport giovanile.
Nel 2024, il 18,3% dei ragazzi e delle ragazze italiani tra i 10 e i 24 anni dichiarava di aver abbandonato la pratica sportiva, per circa 1,56 milioni di giovani. Tra le motivazioni indicate compare anche la perdita di interesse, accanto alla mancanza di tempo e agli impegni scolastici.
Uno psicologo non può aggiungere ore alle giornate degli studenti o eliminare gli impegni scolastici, può però aiutare una società a interrogarsi su qualcosa che dipende maggiormente dall'ambiente sportivo: che esperienza stiamo facendo vivere ai nostri atleti?
Si sentono competenti? Si divertono? Riescono a vivere l'errore senza sentirsi giudicati? Che rapporto hanno con l'allenatore? Quanto pesano le aspettative degli adulti? Qual è il clima che si respira durante un allenamento, una partita o semplicemente a bordo campo?
Non solo atleti: allenatori, genitori e società
Quando pensiamo allo psicologo dello sport immaginiamo quasi automaticamente il colloquio con l'atleta. In realtà, all'interno di una società dilettantistica, il suo lavoro può riguardare almeno quattro protagonisti differenti: atleti, staff, genitori e società.
Con gli allenatori si può lavorare sul clima motivazionale, sulla comunicazione e sulla gestione del gruppo. La ricerca mostra che la formazione dello staff può modificare concretamente alcuni comportamenti degli allenatori e migliorare il clima percepito dagli atleti.
Con gli atleti si possono affrontare motivazione, gestione dell'ansia da prestazione, obiettivi, dialogo interno, capacità di affrontare pressione ed errore. Gli interventi psicologici mostrano effetti sulla prestazione soprattutto a livello delle abilità individuali, mentre sarebbe scorretto promettere automaticamente più vittorie di squadra.
E poi ci sono i genitori. Perché sì, anche quello che succede fuori dal rettangolo di gioco fa parte dello sport. I programmi rivolti alle famiglie possono migliorare conoscenze, competenze percepite e qualità delle relazioni; il coinvolgimento dei genitori, però, rimane una delle sfide principali.
Infine c'è la società nel suo complesso: la sua cultura, il modo in cui comunica, affronta i conflitti, tutela i propri tesserati e monitora fenomeni come abbandono e fidelizzazione. Lo psicologo può inserirsi anche qui, lavorando insieme alla struttura anziché limitandosi al singolo atleta.
Quindi serve uno psicologo in ogni società?
È esattamente il genere di domanda sulla quale vale la pena confrontarsi.
Perché il punto dell'incontro non sarà raccontare che lo psicologo possa risolvere qualsiasi problema dello sport. Al contrario, sarà provare a capire cosa può realmente fare, dove può essere utile e quali risultati abbia senso aspettarsi.
Ed è proprio su questa distinzione che vogliamo ragionare: non inserire una figura professionale tanto per poter dire di averlo fatto, ma chiedersi come integrarla davvero nella vita quotidiana di una società sportiva. Con obiettivi chiari. Con ruoli chiari. E possibilmente anche con risultati che possano essere osservati e misurati nel tempo.
Parliamone insieme, oggi a Brugherio
Come spesso accade quando si parla di salute mentale e sport, le domande sono probabilmente più numerose delle risposte. Ed è un bene.
Perché è proprio dalle domande che può nascere un modo diverso di pensare lo sport: non soltanto come luogo nel quale imparare a correre più velocemente, tirare meglio o vincere una partita, ma come ambiente nel quale crescere, confrontarsi con gli altri e stare bene mentre lo si fa.
Per questo oggi, 3 ottobre, ci incontriamo a Brugherio, nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale, per parlare del supporto psicologico nelle società sportive e confrontarci sul suo possibile ruolo accanto ad atleti, allenatori, famiglie e dirigenti.
L'incontro è aperto a tutti e la partecipazione è gratuita.
Non serve essere psicologi. Non serve essere allenatori. E non serve nemmeno avere già un'opinione precisa sull'argomento; basta avere interesse per lo sport e voglia di ragionare insieme su come renderlo un ambiente migliore.
Se siete nei paraggi, venite a trovarci.
Noi Testoni ci saremo.